Stiamo bollendo, e nemmeno lentamente.
Riflessioni
• 20 ago 2026 • 4 min
DRITTE #01
Un video su Jake Paul e le sue conseguenze, un racconto molto bello dalla campagna marchigiana e il podcast che indaga le parole.
- Durden
- 27 giugno 2025
- 6 minuti
Come fa Jake Paul a vincere tutti gli incontri (Super Eyepatch Wolf)
Vi ricordate quando alcuni mesi fa Jake Paul ha battuto Mike Tyson in un incontro ufficiale di boxe? Al tempo non si parlava d’altro e il match, secondo i dati, è stato seguito in diretta da circa 65 milioni di persone – mica pizza e fichi, come si suol dire.
Io non l’ho visto (né in diretta né dopo a dire il vero) ma ricordo bene i giorni precedenti, in cui tutti – che ci capissimo una mazza di boxe o meno – ci lanciavamo in pronostici su chi avrebbe vinto. «Dai, Tyson ha 58 anni, non può farcela». «Tyson è Tyson, gli basterebbe mettere a segno due colpi dei suoi…». «Sì ma Paul finora le ha vinte tutte, ormai fa sul serio».
Ecco, il video che vi consiglio oggi – pubblicato dopo l’incontro con Tyson – cerca di far luce proprio sulle modalità con cui Paul ha costruito la sua credibilità sul ring, per capire se l’influencer sia davvero diventato un fighter di buon livello o se invece non sia tutto marketing e fumo negli occhi. L’analisi dell’ascesa sportiva e mediatica di Paul però è soprattutto un pretesto per riflettere sulle trasformazioni in atto nel mondo della boxe e dello sport in generale, e sulle conseguenze che queste hanno già oggi per atleti e appassionati.
L’autore del video è Super Eyepatch Wolf (SEW), uno youtuber irlandese che non potrò mai consigliarvi abbastanza e su cui prima o poi scriverò un pezzo dedicato. Sa far riflettere, sa far ridere, sa scrivere/editare video e soprattutto sa trasmettere la sua passione per ciò di cui parla. Si occupa di tante cose (anime, videogames, serie tv, ma è anche impallinato di Wrestling e, appunto, sport di combattimento) e mai in modo banale, quindi fate un po’ voi: se volete approfondire vi direi di andare sul suo canale e scegliere un video a caso in base a cosa vi interessa.
Quello su Jake Paul non è nemmeno uno dei miei preferiti, ma l’ho selezionato perché il 28 giugno l’americano torna sul ring: stavolta se la vedrà contro Julio Chavez Jr. Perciò seguite la mia Dritta: guardate il video di SEW e saprete cosa dire per sembrare studiati nelle pause caffè quando ricapiterà il discorso su Paul.
N.B.: il video è in inglese, così come i sottotitoli. Ora, se avete un minimo di dimestichezza non dovreste avere problemi – anche perché la pronuncia e il modo di scandire di SEW aiutano molto. Se invece siete di quelli che proprio no guarda l’inglese te lo senti tu, raga stavolta è andata così però dai ora arriva la roba in italiano.
Al centro del mondo (Alessio Torino, Mondadori, 2020)
Ve la faccio breve: questo è uno dei libri più belli che ho letto negli ultimi, boh, cinque anni. Capita anche a voi, con certi racconti, di ricordarvi esattamente dove eravate nel momento in cui li stavate leggendo? Ecco, Al centro del mondo per me è uno di questi: mi ha fatto compagnia durante il lockdown del 2021, quando mi tuffavo nelle sue pagine per uscire di casa e atterrare dritto dritto fra le colline marchigiane dove questa storia di reietti, matti e sfigati in cerca di riscatto ha luogo.
Un consiglio da amico: se volete acquistare il libro online, non leggete la sinossi che trovate su Amazon o sui siti delle case editrici! Chi l’ha scritta evidentemente odia l’umanità e c’ha incluso degli spoiler assurdi che la metà basta a raccontare tutto. È sufficiente sapere che Al centro del mondo narra le vicende di Damiano Bacciardi, ragazzo pieno di vita e di problemi, che si mette in testa di dover difendere la tenuta di campagna in cui è cresciuto – tirato su dai nonni a cui è molto legato – dai piani dello zio Vince, uomo rozzo e pragmatico che invece s’è messo in testa di venderla.
Questa però è solo la scintilla che accende la storia. Il cuore del romanzo si apre man mano rivelando una trama ricca di colpi di scena, e in cui la riflessione sui cambiamenti in atto nelle zone rurali d’Italia si fonde al racconto di situazioni e personaggi indimenticabili. (Cioè, in questo libro a un certo punto appare un tizio che si fa chiamare Teo Van Gogh. Non dico nient’altro perché gli spoiler nella sinossi sono il male ma se avete letto / leggerete il romanzo fatemi sapere: è o non è un grandissimo?).
Due parole su scrittore e scrittura: Alessio Torino era già noto al pubblico e alla critica italiani prima di Al centro del mondo, con tre romanzi usciti per Miminum Fax (tra cui Tetano). Dopo invece ha pubblicato Cuori in piena (Mondadori, 2023) e Passare il fiume (Orecchio Acerbo, 2024).
Al centro del mondo è stato accolto con entusiasmo dalla critica e il suo stile è stato accostato, fra gli altri, a quello di Faulkner per l’importanza che viene data al territorio e per la profondità dei personaggi che mette in scena. Che altro dirvi, dategli una chance se non l’avete già fatto perché questo libro è tanta roba.
Amare Parole (Vera Gheno, Il Post)
Vera Gheno è una linguista e saggista italiana che probabilmente già conoscete. È sempre interessante ascoltarla per le sue riflessioni sull’evoluzione del linguaggio e del suo utilizzo nei contesti più disparati – dall’informale quotidiano al marketing, dalla propaganda politica ai social, ecc.
Ecco, se il tema vi affascina, Amare Parole è il podcast che fa per voi: una puntata a settimana in cui Gheno seleziona un argomento dall’attualità e lo interpreta usando la lente della linguistica. Per me è un appuntamento fisso perché mi aiuta sempre a capirci qualcosa in più, con un tono che – non so come altro dirlo – me la mette bene: Gheno è professionale nella costruzione delle sue analisi ma non si fa problemi a scherzare su una cosa o, quando necessario, ad affondare il colpo.
Sappiate però che Amare Parole è uno dei tanti bei podcast prodotti da Il Post che a gennaio sono diventati fruibili solo previa abbonamento. (Ahimè le cose belle spesso si pagano ed è anche giusto così, se no diventa difficile produrle). Di tutte le puntate pubblicate da gennaio a oggi, quindi, per chi non è abbonato c’è solo un’anteprima (comunque abbastanza lunga: dieci minuti su un totale di una mezzoretta).
Potete ascoltare un’anteprima per farvi un’idea, o se no pescare dai tanti episodi pre 2025. Io qui sotto vi lascio il link di una puntata dello scorso dicembre in cui Gheno analizza il fenomeno del brainrot (“marciume cerebrale”), che è stata la parola del 2024 secondo l’Università di Oxford. Si tratta di un termine che mi pare venga ripreso sempre più spesso anche in Italia; d’altro canto, la parola sarà pure inglese ma la problematica che sta a significare colpisce forte dappertutto. Se non sai di cosa sto parlando, te lo spiega Vera Gheno:
Bonus Track: QUESTO SPOT della Rolex
A maggio guardavo gli Internazionali di Tennis di Roma in tv e tra un game e l’altro ho beccato questo spot della Rolex. Cioè, ma l’avete visto? Premesso che qualsiasi contenuto che utilizzi “L’estasi dell’oro” di Morricone come colonna sonora per me diventa automaticamente stupendo, questo video è semplicemente una bomba.
Potrò mai permettermi un Rolex, e anche potendo lo comprerei? La risposta a entrambe le domande è: penso proprio di no. Ma se un domani chi ha realizzato questo spot producesse un film d’azione, lo vedrei? Sono già in sala coi pop corn.
Se vi va di dire la vostra potete farlo andando QUI, oppure scrivendomi a [durdenplaza@gmail.com].
E TU! Sì, TU che sei arrivat* fin qui, dico proprio a te: grazie 🙏
Alla prossima!
Un articolo più in ritardo di Odisseo.
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