Stiamo bollendo, e nemmeno lentamente.
Riflessioni
• 20 ago 2026 • 4 min
Riflessioni
E tu, lo guarderesti un film fatto dalle AI?
Le AI alla conquista della settima arte.
- Durden
- 30 giugno 2025
- 6 min
È qualcosa su cui rifletto da un po’: quando arriveremo al punto in cui le AI saranno effettivamente in grado di produrre un film scritto bene, girato bene e recitato bene (ma sarebbe meglio dire “generato” bene)… lo vedrò anch’io?
Non so se sei di quelli che pensano si stia correndo un po’ troppo con la fantasia di questi tempi e che debbano passare ancora degli anni prima che l’AI raggiunga un tale livello creativo. Io, sinceramente, sono uno di quelli che pensano svolte del genere siano esattamente dietro l’angolo.
E magari esagero, ma non così tanto se è vero che già due anni fa, negli USA, hanno preso il via i primi grandi scioperi da parte dei sindacati di attori e scrittori volti a regolamentare l’impiego dell’AI nel settore artistico. Proteste che hanno avuto ampia risonanza globale, inducendo anche diversi Paesi e sindacati europei ad affrontare seriamente il tema.
D’altro canto, il primo film – cortometraggio – scritto da intelligenze artificiali è uscito quasi dieci anni fa (si chiama “Sunspring”, non l’ho mai visto e non so dirvi granché se non che su IMDB ha una valutazione poco sexy di 5.4/10).
«Ok, che le AI potessero scrivere le sceneggiature lo sapevano anche i muri», oppure «il mio ChatGPT con trentamila lire mi scrive dieci Star Wars». Se hai pensato una di queste due frasi: prima di tutto non fai ridere. Però comunque hai ragione: ormai diamo per scontato che le AI siano in grado di scrivere un testo complesso come una sceneggiatura – e anche di buon livello.
Ma che possano pure darle vita con animazioni davvero di alta qualità – non come i deepfake di gatti che trovi sui social, per intendersi -, praticamente senza intervento umano? Ci sembra già così banale?
Nel 2024 – un po’ come un grande terzo dito agli scioperi dell’anno precedente – sono saltati fuori i primi lungometraggi generati con AI. Nel senso che non ci sono attori né animatori coinvolti: tutto ciò che vedi a schermo è generato da modelli visivi di intelligenza artificiale.
Il primo in assoluto – a quanto pare anche scritto, diretto e montato dall’AI – è stato “DreadClub: Vampire’s Verdict“”, uscito a luglio: un film in stile anime un po’ horror e un po’ romance, da un’idea di tale Hooroo Jackson.
A ottobre invece è stato il turno di “Where The Robots Grow“, una roba più in stile Pixar – vi ricordate Wall-E? – diretta da tale Tom Paton. Entrambi lungometraggi animati, dunque, ed entrambi prodotti a costi stracciati rispetto allo standard dei film disegnati o animati da esseri umani.
Anche nel loro caso devo dirvi che io non li ho visti. In generale farete fatica a scovare qualcuno che l’abbia fatto, tant’è vero che non ho trovato praticamente recensioni o articoli in italiano. Pare comunque che, per quanto apprezzabili a livello prettamente grafico e tecnico, entrambi i film non siano esattamente granché – per usare un eufemismo – da un punto di vista narrativo e registico.
Lo scopo ultimo di opere come queste però non è essere “belle” o “ben fatte” in senso artistico. Ora come ora servono solo ad affermare un punto preciso: e cioè che l’AI consente già oggi di produrre contenuti audiovisivi che sembrano veri film, e a costi irrisori rispetto a quanto eravamo abituati. Ad ogni modo, e per tornare al punto iniziale: anche fossero stati dei bei film, li avrei visti?
Il bello di questa tecnologizzazione progressiva della realtà è che ci costringe a interrogarci su temi profondi. In questo caso ci porta inevitabilmente a riflettere sulla natura dell’arte: cosa è “arte” e cosa no? Quali sono i suoi requisiti fondamentali? Il risultato di un processo algoritmico (come l’output di un’AI) può essere considerato artistico?
Su tematiche del genere si discute da sempre e se n’è discusso un sacco a maggior ragione negli ultimi tempi, quindi figurati se posso uscirmene con un parere originale. In ogni caso, il problema di fondo per me è che l’arte dev’essere in grado di generare stupore negli occhi e nella mente di chi ne fruisce. Ti deve lasciare lì imbambolato, almeno per qualche istante.
E sebbene nutra pochi dubbi sul fatto che l’AI riuscirà, un giorno, a realizzare cose in grado di farci quell’effetto – anche in campo cinematografico -, beh, penso anche che sarà una meraviglia sempre limitata. Le mancherà sempre qualcosa: e cioè quello stupore aggiuntivo che deriva dal pensare «cazzo, chi ha realizzato questa roba qui è un genio».
Vale un po’ per tutte le forme d’arte ovviamente. Leggi “Delitto E Castigo” e rimani stregato dalla scrittura e dalla profondità di Dostojevskij. Leggi “Full Metal Alchemist” e ammiri il mondo e i personaggi nati dalla mente visionaria di Arakawa. Ascolti, boh, un qualsiasi cd dei Radiohead e resti intrappolato nelle atmosfere e negli stati d’animo provati – prima che cantati – da Yorke e la sua band.
Ma non è solo una questione di apprezzamento personale verso l’autrice/autore di un’opera che c’è piaciuta tanto. L’arte è anche condivisione, qualcosa su cui vogliamo confrontarci e scambiare opinioni. Ha davvero senso gasarsi con un film à la Tarantino se, una volta finito, non c’è nessun Tarantino di cui parlare?
Non saprei, ma credo che domande come questa giocheranno comunque un ruolo abbastanza importante nell’affermazione – o meno – delle AI nel mondo del cinema.
“Where The Robots Grow” non è piaciuto molto al pubblico: su IMDB al momento ha una valutazione di 2.6/10. Il suo produttore e regista Tom Paton, però, finora ha rilasciato dichiarazioni abbastanza entusiastiche.
«Questo è il nostro momento Toy Story» ha affermato, alludendo al fatto che l’utilizzo dell’AI nella produzione di film è altrettanto rivoluzionaria della CGI usata nei primi film della Pixar. Che dire: magari la Storia gli darà ragione e in un futuro nemmeno troppo lontano andremo tutti al cinema a guardarci i suoi film. Mi chiedo, però: di che diamine parleremo una volta usciti dalla sala?
Un articolo più in ritardo di Odisseo.
Riflessioni
• 01 ago 2026 • 9 min
Appunti sparsi sul film di Josh Safdie.
Riflessioni
• 31 gen 2026 • 4 min

