Stiamo bollendo, e nemmeno lentamente.
Riflessioni
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Riflessioni
Diventi scemo
Di veleni buonissimi e labirinti fighissimi.
- Durden
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Io davvero non so dirvi quanto le mie opinioni siano condizionate dal fatto che sto avanzando nell’età adulta – condizione che ti porta più facilmente a idealizzare un passato che non c’era -, o quanto io non sia semplicemente anziano dentro da sempre – avete ascoltato Come la musica elettronica di Caparezza? -, ma raga non posso farci proprio nulla: a me Instagram, e i social come Instagram, mi fanno incazzare.
Sai qual è il loro problema? Sì che lo sai, ormai lo sanno tutti e l’hanno già detto tutti, e possono spiegartelo meglio di me anche tantissimi meme e contenuti che trovi su Instagram stesso. Ma lo dico lo stesso: il problema è che diventi scemo. Punto. È davvero tutto lì.
Lo so che è poco professionale affermarlo senza presentare dati certi e inconfutabili. Per quanto la letteratura a riguardo non manchi di certo, infatti, come sempre esiste anche una notevole mole di ricerche in grado di smentire l’idea che usare i social sia dannoso per la salute mentale.
Il fatto è che siamo giunti a un punto storico della nostra società in cui, se vuoi dire qualcosa che suoni davvero ragionevole, devi tenerti il più possibile su posizioni moderate; cioè in buona sostanza se vuoi affermare X devi essere sempre ben attento a evidenziare che anche Y, in determinate condizioni, è possibile. Altrimenti ti danno dello stronzo di parte, povero fesso col paraocchi.
Nel caso dei tentativi di critica del funzionamento delle piattaforme social, questo si traduce nella necessità di far sempre presente che i social «non fanno male di per sè, BENSÌ DIPENDE da come si usano e quanto tempo ci passi sopra».
È sempre la dose a fare il veleno, quindi. Peccato, però, che la maggior parte degli utenti di queste piattaforme non presti la minima attenzione a come e quanto le usano ogni giorno, ogni ora e ogni minuto delle loro vite.
Fonte: te stesso e tutte le persone che hai intorno quotidianamente, dal lavoro al bar alla palestra alla comitiva a quello che vuoi tu. Rispondi sinceramente: qual è la prima cosa che fai non appena hai un momento libero?
Fonte: me stesso. Uso Instagram relativamente da poco e, sebbene lo odii, lo apro comunque spesso e volentieri. Come tutti, ho cercato di plasmare l’algoritmo secondo i miei gusti e i miei interessi, escludendo la roba che mi annoia o mi fa proprio innervosire. Ovviamente ha funzionato: ora becco quasi solamente contenuti che mi divertono o mi incuriscono. E faccio una fatica boia a chiuderlo.
Boh, una cosa a caso che ho salvato su IG, non chiedetemi perché.
È proprio questo che ti frega: questi luoghi digitali sono come supermercati dalle corsie infinite, con gli scaffali stracolmi di merce messa lì apposta per noi. Labirinti fighissimi che nascondono una sorpresa a ogni svolta. Continuiamo a scrollare ipnotizzati e così facendo consumiamo contenuti sempre più microscopici e insignificanti, mentre il tempo passa senza che ce ne rendiamo conto.
Anche quelle pagine che provano a fare informazione, o a trasmettere comunque qualcosa di realmente qualitativo, devono piegarsi alle logiche di condivisibilità dettate dall’algoritmo e dagli utenti. Devono stringere, sintetizzare, ridurre tutto al minimo. E, così facendo, perdono buona parte della loro forza. Qualsiasi messaggio finisce per annullarsi nel mare di stronzate iperseducenti e luccicanti che sono i nostri feed social.
(Che poi, sembra tutto così innocuo mentre non lo è. Ci facciamo fregare dall’idea che un contenuto piccolo possa provocarci solo un male piccolo. Ma ogni video idiota che guardiamo è un ago nel cervello. Al veleno. Qual è la dose giusta per non subire danni?).
Fatto breve 1: La settimana scorsa sono stato a Roma da amici. Abbiamo visitato luoghi che non avevo ancora mai visto, altri che avevo visto ma non ricordavo. Roma è una città immensa e non la conoscerò mai abbastanza. È il caos ma è anche tanta vita e una cosa che ti travolge.
Una mattina c’era il sole, allora abbiamo preso la metro e siamo scesi a Piazza di Spagna. Camminando fra le folle di turisti siamo arrivati davanti alla Scalinata dell’Ara Coeli. Abbiamo fatto quelle scale ultraripide, fermandoci anche un paio di volte perché eravamo stanchi e facciamo ridere.
Quando sono arrivato in cima però mi sono guardato intorno e c’era un panorama pazzesco della città. Era tutto così vivido e sovraccarico che ho pensato «cazzo, ecco qualcosa che ti rimane dentro».
Fatto breve 2: Di recente parlavo con una persona a cena e le ho detto che secondo me i social sono la peggiore invenzione della storia dell’umanità, nel senso di la cosa più dannosa. Cioè, tipo subito dopo la bomba atomica, ho aggiunto. (Il vino rosso tende a farmi esagerare un tantino. Forse).
Quella però mi ha risposto che non è così perché alla fine dipende da come si usano, e anche dalla bomba atomica poi è nata l’energia nucleare (che è una cosa positiva diceva, e su questo io concordo).
Dipende, certo, è sempre così. La realtà è sempre più complessa di quel che pensiamo. Io però, lo ammetto, a forza di reel e contenuti senza senso sto perdendo l’abitudine alla complessità. Vorrei tornare a un mondo più semplice. Un mondo senza Instagram, per esempio.
(Ma la vera verità è che senza quei meme io vi giuro non so come farei).
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