Stiamo bollendo, e nemmeno lentamente.
Riflessioni
• 20 ago 2026 • 4 min
Riflessioni
Riguardo The Odissey
Un articolo più in ritardo di Odisseo.
- Durden
- 01 ago 2026
- 9 min
Ho visto The Odissey di Christopher Nolan al cinema. In realtà l’ho visto tipo venti giorni fa ma riesco a pubblicare questo pezzo solo ora. Decisamente fuori tempo lo so, ormai si parla di Spiderman. Vabbe fa niente, di seguito alcuni pensieri sparsi. Sfusi tipo i piani temporali nei film di Nolan.
(Qua e là ci sono degli spoiler. È davvero possibile spoilerare l’Odissea? Non lo so, io comunque vi ho avvisati).
1) Partiamo proprio dai piani temporali: questo è uno dei film più lineari della carriera del regista (esclusi i Batman, dove i salti nel tempo sono accantonati del tutto). In The Odissey, Nolan non cerca di confondere lo spettatore – anche perché non avrebbe senso, dato che il pubblico in teoria già conosce l’andamento dei fatti. Il tempo è sì un tema importante nell’Odissea e nella parabola personale di Odisseo, ma lo è proprio perché scorre senza tornare indietro; e il film rispetta essenzialmente questa direzione univoca.
C’è, comunque, un’alternanza di linee temporali anche in The Odissey. Per i primi due terzi di film, la narrazione si sviluppa fondamentalmente tramite flashback più e meno profondi, grazie a Menelao che – nel presente del film – racconta a Telemaco i fatti legati alla conquista di Troia; e lo stesso Odisseo, che – sempre nel presente del film – racconta a Calipso le disavventure occorsegli nel lungo viaggio di ritorno a Itaca.
Ma il susseguirsi fra questi piani non è mai convulso e serve più che altro a condire, a rendere meno monotona la progressione di trama. Qui Nolan placa quell’ossessione per i salti temporali che tanto (troppo, if you ask me) aveva caratterizzato le sue ultime opere e lascia che a prendersi la scena siano il lato fantastico, tragico e anche mostruoso dell’Odissea.
2) Ho trovato molto fighe le scene horror. Sapevate che Nolan sa girare anche quelle? No? Beh neanch’io perché in effetti non le aveva mai girate davvero, nemmeno nei suoi thriller più spinti. Evidentemente il confronto con l’Odissea di Omero l’ha portato a esplorare nuove strade al fine di tradurne al meglio certe atmosfere e certi personaggi.
E cazzo se ha funzionato: il suo Polifemo – un mostro oblungo e deforme realizzato con effetti pratici che richiama subito alla mente le creature di Del Toro – è davvero inquietante, come tutta la parte ambientata nella sua caverna.
Di momenti che sfociano nell’horror ce ne sono diversi, per quanto Nolan punti più a suggestionare lo spettatore che non a spaventarlo davvero; ciò detto, la trasformazione dei marinai in maiali da parte di Circe è a mani basse la scena più disturbante del film.
3) The Odissey è un film spettacolare, sia a livello visivo che sonoro. Deve essersi proprio divertito, Nolan, col suo gusto per gli scenari grandiosi e le ambientazioni epiche: ci sono le scene di guerra, concitate e cruente; il mare sterminato e le tempeste terrificanti; i mitici regni micenei dell’epoca, ricostruiti in tutto il loro splendore; e ovviamente mostri, sirene, giganti, streghe, ecc. ecc…
Le luci e i colori sono sempre molto nolaniani, cioè tendenti comunque al freddo e al cupo, ma qua e là cedono il passo a sprazzi di vivacità e calore cromatico (vedi ad esempio lo sbarco sull’isola di Circe). La fotografia (affidata ancora una volta a Hoyte van Hoytema) comunque è strepitosa. Alcune istantanee mi restano proprio in testa, tipo il profilo altero di Penelope dietro il separé-griglia che la schermerà per la maggior parte del film, esaltandone l’isolamento; o l’ingresso di Agamennone a Troia, altissimo e terribile nella sua armatura nera pece.
Sul comparto sonoro: io non sono un grande fan dei soundtrack di Nolan (non sono un suo grande fan in generale, ci arriviamo fra poco), ma qui le sue musiche potenti e incalzanti m’hanno preso bene. E, come per i colori, m’è parso di notare una maggiore varietà con la presenza di ritmi meno aggressivi, più armonici, ad accompagnare le fasi più distese.
A livello estetico-espressivo questo è sicuramente – ad ora – il mio preferito fra i suoi film, e probabilmente uno dei miei preferiti in assoluto se devo pensare a kolossal e grandi produzioni di questo genere.
4) I film di Nolan citano e comunicano con gli altri film di Nolan.
Il collegamento più esplicito m’è parso essere quello fra Odisseo e Oppenheimer. Verso la fine – poco prima della fine fine – Odisseo parla con Penelope e le rivela la vera natura dei propri dilemmi interiori: cioè il pentimento per la distruzione di Troia, per la violenza con cui gli Achei l’hanno rasa al suolo massacrandone gli abitanti, in barba a qualunque legge etica o morale imposta dagli dei. Odisseo si sente particolarmente responsabile perché è stata una sua invenzione, cioè ovviamente il cavallo di Troia, a consentire agli Achei di invadere la città.
Una grande idea che ha portato a risultati terrificanti. Proprio come Oppenheimer con l’atomica, quindi, anche Odisseo è condannato a convivere con le conseguenze delle proprie invenzioni, e a riflettere su quanto sia pericolosa l’aspirazione umana a superare qualsiasi limite naturale, fisico o divino.
5) Ci sono anche altri rimandi più o meno evidenti alle sue opere, e della maggior parte di questi avrete sicuramente già visto decine di slide diverse su Instagram. Per me uno degli aspetti più interessanti nella cinematografia di Nolan è l’interesse per la memoria, uno dei suoi chiodi fissi – mi sembra – quasi al pari dell’ossessione per il tempo.
In The Odissey, Odisseo racconta le proprie avventure a Calipso proprio perché deve recuperare la memoria, annebbiato com’è dai fiori di loto mangiati per sette anni sull’isola della ninfa; e il suo sforzo di volontà, la sua capacità di risalire la china dei ricordi aggrappandosi anche a oggetti e àncore simboliche, m’ha riportato alla mente il finale di Inception. (Spoiler in arrivo se non l’avete mai visto).
Cioè la faccio breve: sprofondato nell’abisso dei livelli-sogno (nella mente di un altro uomo ma la trama di Inception è troppo folle per riassumerla a chi non l’ha vista sorry), il protagonista Cobb ritrova il suo amico e compagno di viaggio Saito, che è perso lì da troppo tempo per ricordarsi da dove viene. Cobb allora gli parla e riattiva la sua memoria con una frase che lo stesso Saito gli aveva rivolto in precedenza: «Torneremo a essere giovani insieme». Saito grazie a lui si riprende e i due finalmente possono svegliarsi e tornare alla realtà, recuperando la coscienza di sè stessi.
Per Odisseo, l’àncora che gli consente di ritrovare definitivamente la memoria è invece un oggetto, e cioè la spilla consegnatagli da Penelope prima di imbarcarsi per Troia. (Spilla, tra l’altro, che richiama figurativamente anche l’iconica trottola di Inception). Insomma, la riflessione sulla memoria in The Odissey non è centrale come in altre opere del regista – ovviamente l’esempio massimo è Memento -, ma comunque c’è e caratterizza lo sviluppo della storia e del protagonista.
6) A me delle polemiche e delle critiche perché il film non rispetterebbe l’Odissea di Omero frega zero.
Delle armature fatte male o coi colori sbagliati; di Telemaco che dice “Dad”, “Papà” nella versione italiana, invece di “Father”/”Padre”; del cavallo di Troia che non doveva essere fatto così; delle variazioni di trama; della frase di Odisseo sull’età del Bronzo; della scelta degli attori e attrici di origini afroamericane o mediorientali o asiatiche… non me ne potrebbe strafregare di meno.
Non ha nemmeno senso riflettere su quanto Nolan abbia rispettato fedelmente o meno l’opera originale: perché il suo film è una rivisitazione e non una trasposizione puntuale; e perché nel 2026, dopo tanti anni di internet e social ormai sappiamo bene che con certe polemiche e polemisti è impossibile iniziare un discorso serio.
Che poi, soprattutto in Italia, la gente non legge un libro nemmeno con la pistola alla tempia e odia la letteratura ma CAZZO se esce The Odissey con Elena nera tutti magicamente sù a dire «EH MA NELL’ODISSEA DI OMERO». Vi prego per favore basta.
7) Come accennavo sopra, io non sono mai stato un grande fan di Nolan. Trovo certi suoi film piuttosto sopravvalutati (tutti i Batman per esempio, soprattutto Il Cavaliere Oscuro raga sta al terzo posto dei film di sempre su IMDB io non so come sia possibile per un film così medio da tutti i punti di vista, boh ma sono io sicuramente sparatemi chevidevodire); altri invece mi sono piaciuti e parecchio (Memento, The Prestige e Inception).
Anche in quelli più riusciti, però, c’era sempre qualcosa che non mi convinceva fino in fondo a livello di scrittura. Ad esempio i suoi personaggi, soprattutto quelli non principali, che sono spesso troppo piatti o stereotipati; o i dialoghi, sempre molto didattici e senza guizzi particolari; o la mancanza pressoché totale di humor (ma questa è una cosa mia perché nei suoi film l’humor semplicemente non è previsto e quindi ha poco senso lamentarsene)
In The Odissey tutti questi difetti ci sono come ce ne sono sicuramente anche altri, per cui non sto a dirvi che si tratta di un film perfetto. Se m’è piaciuto tanto però, al punto da diventare forse la mia preferita fra le sue opere, oltre che per tutte le ragioni espresse sopra è anche per un altro motivo: e cioè che con questo film Nolan è riuscito anche a emozionarmi realmente in più di un momento.
Nolan sa benissimo come tenerti incollato allo schermo con il suo montaggio adrenalinico e le sue sequenze spettacolari; ma l’amore, la passione o l’intimità non venivano mai fuori altrettanto bene nel suo cinema per quanto ci provasse. Diciamo che il lato emotivo, in generale, non è mai stato all’altezza di quello tecnico.
Ecco, in The Odissey secondo me ha trovato il modo di fare leva su certi sentimenti per smuovere qualcosa nello spettatore: vedi ad esempio il momento in cui Calipso dice a Odisseo che la spilla di Penelope è lì dov’è sempre stata, e cioè stretta nella sua mano; o il momento in cui il protagonista reincontra Argo – quel POVERO CANE AGONIZZANTE messo lì apposta da due ore e passa solo per devastarci -; o quello in cui, nello stupore generale dei Proci, accorda l’arco e allora Penelope chiude le porte piangendo felice, perché sa che la vendetta finalmente sta per avere inizio.
Certo, si tratta di scene telefonate – del resto stiamo parlando di una storia che conoscono letteralmente già tutti – e anche piuttosto grossolane se vogliamo. (Cioè, chi è che non si commuoverebbe per un POVERO CANE AGONIZZANTE?). Però le ha messe lì con la musica e i tempi giusti, coerenti e ben recitate, e allora bene che ci siano perché funzionano. E aggiungono emozione, l’ingrediente che serviva per completare un film di alto livello da tutti i punti di vista.
Grazie per avermi letto. Non scrivevo qui da tanto perché ho avuto poco tempo negli ultimi mesi. Per diverse ragioni non è detto che ne avrò di più in futuro, e va anche bene così.
L’idea però è sempre quella di tenere viva Durden Plaza e continuare a pubblicare qui quel che mi passa per la testa, ogni volta che ne avrò la possibilità (e che ciò che mi passa per la testa mi sembrerà sensato).
Ci vediamo al prossimo pezzo, spero fra non molto. Ciao!
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