Intonarumori di Luigi Russolo (manifesto "L’arte dei rumori", 1913).

Riflessioni

A tutto volume

Non c’è pace per le nostre orecchie.

È successo di nuovo. Ero su un pullman, l’altro giorno, e il cellulare di qualcuno dal fondo ha iniziato a sparare suoni. Scrosci di monete, squilli, musichette. Pulsanti pigiati e leve tirate. Un qualche tipo di gioco mobile, giocato – perché no? – col volume al massimo.

Dal mio posto non riuscivo a vedere chi fosse ma non era importante, perché subito dopo un altro telefono ha preso a mandare audio di reel Insta uno dietro l’altro. Tracce pop, sudamericane, remix ecc. Sulla mia fronte si gonfiavano le vene ma pareva fosse una reazione solo mia: le facce degli altri passeggeri erano totalmente indifferenti.

Del resto, a ben vedere, non c’era proprio nulla di strano: fare un gran casino coi propri smartphone, in pubblico, ormai è del tutto normale. Prendendo un mezzo in città si beccano sempre almeno uno o due individui della nostra specie che perpetuano il rituale.

In inglese – hanno davvero una parola per qualsiasi cosa – questo comportamento è chiamato sodcasting.

Io tutte le volte non posso fare a meno di chiedermi: ma perché? Cos’è andato storto nella nostra società perché qualcuno iniziasse a pensare che fosse ok allietare le giornate altrui coi propri contenuti, giochi e conversazioni?

Un fenomeno, peraltro, che non sembra nemmeno legato a ragioni anagrafiche. Ti può capitare tanto la signora che fa la telefonata in vivavoce, informando tutto il tram delle sue paturnie private, quanto il ragazzino che pompa la trap coi bassi a palla e le barre al veleno.

Il sodcasting non ha neanche un luogo o dei limiti geografici precisi, purtroppo. Altrimenti uno semplicemente la smetterebbe di prendere i mezzi e amen: a mali estremi, estremi rimedi. No, non funziona così: qualsiasi spazio pubblico è potenzialmente terra di conquista.

Prendi le spiagge, ad esempio. Uno si sbatte per trovare il proprio angoletto di sabbia libero dagli ombrelloni a pagamento di lidi sempre più ingordi – abusivi e non –, vi stende l’asciugamano convinto d’aver trovato finalmente la pace dei sensi, solo per scoprire che la comitiva accanto ha le casse.

E vuole usarle.

Tutto il giorno.

Un tipico abitante dei miei incubi.

Il mondo è diviso in due fazioni. Chi fa inquinamento acustico e chi resta inquinato. Non sono riuscito a trovare fonti decenti in italiano ma posso dirvi che l’80% dei britannici dichiara di essere molto infastidito dalla riproduzione di musica e video ad alto volume da telefoni ecc.

(Il 97% inoltre si dichiara molto irritato dalla gente che non raccoglie la cacca dei loro cani. Non c’entra niente, ma era giusto che lo sapeste).

Le vittime insomma sono ben più numerose rispetto ai molestatori. Questi ultimi però, è proprio il caso di dirlo, fanno molto più rumore. Ma perché, quindi? Cioè, tornando alla domanda di prima: come mai ci tengono così tanto a farci ascoltare le loro cose?

Beh, nessuno lo sa. I migliori antropologi e sociologi del mondo non sono riusciti a sciogliere il mistero. In attesa che qualcuno provi a mettergli un chip nella testa per decifrarne i pensieri, possiamo fare delle ipotesi.

Supporre che abbia a che fare con l’utilizzo sempre crescente di questi dispositivi, con la diffusione dei social negli ultimi decenni e con il progressivo spostamento delle interazioni dal fisico all’online.

Intuitivamente potremmo dire che magari questi fattori hanno contribuito a modificare anche il modo in cui comunichiamo e abitiamo lo spazio pubblico. Ma ovviamente non è così semplice e così automatico.

Non è nemmeno scontato che il sodcasting sia davvero aumentato nel corso del tempo, e che non sia invece una distorsione percettiva da parte di chi lo soffre.

Serve più tempo per interpretare con certezza cambiamenti troppo recenti o ancora in atto. Forse un giorno affronteremo la questione da un punto di vista educativo e civico. In alcuni Paesi intanto si parla di sanzionare la rumorosità sui mezzi pubblici con multe di vario grado.

Forse un po’ troppo severi? Non saprei. Io comunque sto pensando di iniziare a uscire di casa con degli auricolari sempre in tasca. Potrebbero tornarmi utili: ad esempio, la prossima volta che prendo il bus potrei avvicinarmi a chi guarda reel ad alto volume e infilarglieli nelle orecchie.

Stiamo bollendo, e nemmeno lentamente.
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© 2025 Durden Plaza

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