DRITTE #04

Edgar Wright + Stephen King = 🔥

Il 13 novembre uscirà nelle sale italiane The Running Man, il nuovo film di Edgar Wright tratto da un romanzo di Stephen King del 1982. In pratica, uno dei miei registi preferiti che reinterpreta il lavoro di uno dei miei scrittori preferiti.

Dato che andrò sicuramente a vederlo al cinema ma non ho idea di quando, ho deciso di ingannare l’attesa dedicando questa puntata delle Dritte proprio a loro.

(Se avete già visto/letto questa roba: avete fatto proprio bene. Se invece no: beh, magari vi convinco a rimediare).

La Trilogia del cornetto (Edgar Wright)

Se esiste una trilogia perfetta nella storia del cinema, quella non è Il Padrino di Coppola, né Il Signore degli Anelli di Jackson e nemmeno la Trilogia dei colori di KieÅ›lowski: è la Trilogia del cornetto di Edgar Wright. (Non è un’affermazione seria, serve più che altro da introduzione scherzosa, capitemi. Anche se…).

La Trilogia del cornetto – così chiamata perché il cornetto gelato è un elemento ricorrente in tutte e tre le opere – è composta da tre film in cui Wright gioca coi generi e le citazioni, prendendo gli elementi tipici dell’horror, del thriller e dello sci-fi e declinandoli in chiave comica.

Abbiamo così tre commedie che reinterpretano, rispettivamente: l’apocalisse zombie à là Romero (Shaun of the Dead); la crime story con la coppia di poliziotti (Hot Fuzz); l’invasione degli alieni (The World’s End).

Raga vi giuro: fanno straridere tutti e tre. Ma il cinema del regista britannico è molto più delle sue gag e delle contaminazioni fra generi: è l’uso geniale del montaggio, con cui dà fluidità e senso a ogni transizione; è le sue inquadrature sempre piene di dettagli e funzionali al racconto; ed è sicuramente il suo uso del sonoro e la scelta dei brani rock e pop che accompagnano il film.

Naturalmente a tutto questo va aggiunta la capacità di scrittura, con cui sviluppa personaggi e situazioni che si rivelano sempre interessanti e coinvolgenti… insomma, è tanta roba, e nella Trilogia del cornetto abbiamo una dimostrazione di tutte le sue qualità.

Io consiglierei sempre di vederli tutti e tre e nel loro ordine originale – sebbene siano opere totalmente scollegate fra loro e quindi potete fare un po’ come vi pare.

Tuttavia, se proprio dovessi individuare il mio preferito, direi forse Hot Fuzz in quanto è – secondo me – il più wrightiano in termini di ritmo e follia del montaggio, ed è anche quello in cui Simon Pegg e Nick Frost – attori protagonisti in tutti i titoli della trilogia – m’hanno fatto piegare di più.

L'uomo in fuga (Stephen King, 1982)

Stephen King non mi faceva dormire la notte. Ai tempi del liceo, quando il sonno non era fondamentale per vivere, semplicemente non riuscivo a spegnere la luce perché avevo bisogno di vedere come andavano avanti i suoi romanzi.

Non parlo di opere celeberrime tipo Shining, Carrie o It (e comunque It non l’ho letto, non posso mentire perdonatemi). Nel mio personalissimo podio delle opere del Re ci sono titoli che mi pare vengano citati meno spesso; meno horror rispetto ai suoi romanzi più iconici ma non per questo meno apprezzati da chi li ha letti: Mucchio d’ossa (ok questo in realtà è praticamente un horror), La zona morta (capolavoro) e… L’uomo in fuga (traduzione italiana di The running man).

Non ricordo quanti anni avevo quando ho letto L’uomo in fuga – ero probabilmente nel pieno della mia adolescenza – ma ricordo che ne rimasi stregato. Era la prima opera di quel genere che avessi mai letto: fondamentalmente un racconto che fa satira sociale, sviluppato come un’avventura distopica (e violenta).

La trama in breve: la storia è ambientata nel futuro (nel 2025 per la precisione) e segue le vicende di Ben Richards, un uomo che decide di iscriversi a un reality show americano in cui i partecipanti devono sfuggire a un team di cacciatori armati fino ai denti che proveranno a scovarli e ucciderli in diretta tv.

Il protagonista si darà quindi alla fuga cercando di sopravvivere per un mese intero, al termine del quale i concorrenti ricevono un premio di un miliardo di dollari – premio che Ben intende usare per pagare le costosissime cure di sua figlia, affetta da una malattia terminale. Nessun concorrente, nella lunga storia del programma, è mai sopravvissuto fino a tanto.

In pratica L’uomo in fuga è stato il precursore diretto dei vari Hunger Games, Battle Royale e Squid Games che tanto successo hanno avuto nei decenni successivi. Quella di King però è – se chiedete a me – l’opera che esplora meglio il tema dei reality show e del loro seguito morboso da parte del pubblico, oltre che della televisione come strumento di distrazione delle masse.

È anche un romanzo pieno di momenti d’azione, scorre veloce e come vi dicevo potrebbe farvi volare le notti (se leggete di notte come me, se no fate voi). Tutte caratteristiche che si sposano bene col senso del ritmo di Wright, mentre qualche dubbio mi viene riguardo le parti più cruente o psicologiche del racconto, tipiche di King e meno in linea con lo stile espressivo del regista.

Insomma, dal 13 novembre scopriremo se Wright è riuscito a confezionare un filmone – come quasi sempre ha fatto – o meno, e quanto fedele è stato al materiale originale. Io, intanto, quel materiale originale vi consiglio fortemente di recuperarlo.

Bonus Track: Scott Pilgrim - La serie

Tra gli step intermedi della carriera di Wright, diciamo fra la Trilogia del cornetto e i lavori ad alto budget come The running man, c’è un film del 2010 che straconsiglio a chi se lo fosse perso: Scott Pilgrim vs. The World.

Basato sulla graphic novel di Bryan Lee O’Malley, si tratta di uno dei film visivamente più originali che abbia visto, forse quello che più di tutti è riuscito a riprodurre i codici estetici del fumetto e del videogioco sul grande schermo.

Aggiungeteci che si ride e si mena e la ricetta è completa. Un’esperienza originale e coinvolgente così come lo sono il fumetto e la serie animata, uscita a sua volta su Netflix due anni fa: Scott Pilgrim Takes Off (Scott Pigrim – La serie in italiano).

La serie costituisce una reinterpretazione – ma sarebbe meglio dire una variazione – degli eventi raccontati nel film e nel fumetto, realizzata con animazioni che ricalcano lo stile dei disegni di O’Malley e gli stessi attori del cast originale a dar voce ai personaggi.

Otto episodi da meno di mezzora che adottano lo stesso linguaggio visivo del film e nei loro momenti migliori riescono a divertire e intrattenere in egual misura. In più, anche un gran bel finale.

Mi pare non se la sia filata quasi nessuno, e infatti non dovrebbero esserci sequel. Personalmente l’ho trovato un ottimo lavoro e ve lo raccomando se cercate una serie animata leggera ma ben scritta.

Magari meglio se avete già visto il film o letto il fumetto, ma potete vederlo anche se è il vostro primo approccio alle vicende di Scott Pilgrim e Ramona Flowers: vi divertirà in ogni caso.

Se vi va di dire la vostra potete farlo andando QUI, oppure scrivendomi a [durdenplaza@gmail.com].

Alla prossima!

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© 2025 Durden Plaza

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