Daenerys Targaryen (Emilia Clarke) in "Game of Thrones". Fonte: Instagram.

Classifiche

La top 5 delle serie tv iniziate alla grande e finite in disastro

Una classifica con le migliori delusioni.

Le migliori serie tv sono quelle che ci rubano il cuore, ma anche la mente. Sono quelle che ci catturano nel loro mondo fatto di personaggi e storie indimenticabili, e a cui continuiamo a pensare anche dopo aver spento la tv. Chiedendoci, sognanti: cosa accadrà nel prossimo episodio?

A volte, però, il prossimo episodio fa schifo. E anche quello dopo, e quello dopo ancora. Quante volte v’è capitato di perdere l’amore per una serie con cui eravate in fissa, dopo averla vista andare in rovina un pezzo alla volta?

Il regresso di una serie può riguardare diversi aspetti e avvenire per le ragioni più disparate: problemi di budget, attori o sceneggiatrici che vanno via, produttori che insistono per avere nuove stagioni anche quando le idee sono finite… Insomma, sappiamo come vanno queste cose. E sappiamo quant’è brutto quando succede con le nostre serie preferite.

A seguire, allora, la top 5 delle mie serie preferite che a un certo punto hanno iniziato a cadere a pezzi. In pratica si va da quella che m’ha soltanto deluso a quella che m’ha proprio spezzato il cuore.

Due cose prima di iniziare:

◆ Queste non sono valutazioni sul valore globale delle serie in questione. Il fatto che – secondo me! – non abbiano uno sviluppo o un finale all’altezza delle loro parti migliori non significa che le ritenga delle “brutte” serie tv. Anzi, alcune di esse le includerei comunque in una top 10 delle mie serie preferite in assoluto (altra classifica che scriverò prima o poi, che ne avvertiate il bisogno o meno).

◆ Mi pare difficile non le abbiate già viste, ma in ogni caso devo avvisarvi: sto per spoilerare senza pietà.

Bene, ora possiamo partire. Odiatemi subito:

5. The Office

Quanto stavo in fissa: 4/5
Quanto m’ha deluso: 2/5

(Questa dovrebbe essere l’unica hot take di questa breve classifica).

Il punto di forza di The Office – oltre a Michael Scott e Dwight Schrute, s’intende – stava nell’aver ricreato un ambiente di cui tutti potessimo comprendere dinamiche e relazioni, perché in fondo erano le stesse – ovviamente esasperate – di ogni ufficio. Ed è proprio quando quella riconoscibilità inizia a venir meno che la serie s’inceppa.

Infatti, sebbene molti indichino l’addio di Steve Carrell come il punto di non ritorno, secondo me il vero problema da un certo punto in poi – dalla sesta stagione, se devo trovare un momento preciso – è nella scrittura.

Sviluppi di trama forzati (tipo Oscar col fidanzato di Angela, Andy che diventa manager o il cameraman che s’invaghisce di Pam…), personaggi sempre più caricaturali e, soprattutto, il ricorso reiterato a balletti e canzoni corali (ok, questa è una cosa mia, so che molti hanno apprezzato quei momenti ma a me francamente hanno dato ai nervi).

Dalla terza stagione. Uno degli apici di tutta la serie, se chiedete a me.

Insomma, il contesto-ufficio diviene sempre meno realistico e la comicità dissacrante basata sulla convivenza fra colleghi e sulle storture del lavoro dipendente lascia il posto a un umorismo più grossolano, semplice e in definitiva innocuo.

Ora, non vorrei passasse l’idea che secondo me The Office diventa una merda dopo le prime stagioni. Non è così, perché comunque non peggiora mai al punto che uno possa pensare di abbandonarlo e anche verso la fine riesce ancora a regalare alcune puntate memorabili.

Io ad esempio sono fra quelli che hanno apprezzato l’ultimissimo episodio, il matrimonio di Dwight e Angela. La fuga d’amore di Ryan e Kelly – con il figlio di lei abbandonato alla festa – è probabilmente uno dei miei momenti preferiti di tutta la serie.

4. True Detective

Quanto stavo in fissa: 4/5
Quanto m’ha deluso: 3/5

La prima stagione di True Detective è praticamente il crime-drama definitivo: c’è la caccia al serial killer psicopatico, la coppia di detective incompatibili che diventano (quasi) amici, misteri terrificanti, atmosfere cupe e dialoghi esistenziali che paiono usciti dritti dal pub di Se7en. E funziona tutto alla grande.

Le stagioni successive, invece, sono state un mezzo disastro di pubblico e critica. I problemi principali sono stati il calo di ritmo e trame sempre più confusionarie, almeno in parte dovuti – secondo questa bella recensione di Wired – all’addio del regista Fukunaga, che aveva diretto tutti gli episodi della prima stagione.

(La quarta comunque, uscita l’anno scorso, è stata recepita bene dalla critica ma bocciata dal pubblico. Devo ancora vederla per farmi un’opinione ma non sarei troppo sorpreso di scoprire che magari è ok, e che il web l’ha blastata solo perché scritta e recitata da donne).

Nella prima stagione anche una grande colonna sonora.

Ad ogni modo, la débacle di True Detective non m’ha intristito granché rispetto a quella di altre serie tv – soprattutto rispetto a quelle che sto per citare. Sarà perché ogni stagione è autoconclusiva, e quindi non ho la sensazione che la storia e i personaggi della prima ne siano stati intaccati in qualche modo.

Per me True Detective semplicemente s’esaurisce lì – in quel bellissimo dialogo notturno fuori dall’ospedale, angosciante e ottimista al tempo stesso –, e mi va anche bene così.

3. Dexter

Quanto stavo in fissa: 4/5
Quanto m’ha deluso: 4/5

(Qui è dove inizio a soffrire).

Dexter è stato probabilmente uno dei protagonisti più affascinanti della storia delle serie tv: da un lato il serial killer buono che uccide seguendo il proprio codice etico, dall’altro l’uomo costretto a nascondere i suoi mostri interiori (l’oscuro passeggero) a chiunque lo circondi, mentre tenta – con grande fatica – di costruirsi una vita normale.

Ma Dexter non è soltanto il suo protagonista: intorno a lui si sviluppano anche un cast di personaggi secondari d’alto livello, piccoli e grandi delitti su cui indagare – spesso legati a doppio filo con la storia personale di Dexter – e soprattutto dei villain uno più iconico dell’altro.

Anche qui menzione d’obbligo per il soundtrack, e per la fotografia di una Miami a due facce: radiosa di giorno, letale di notte.

Tutto ciò, però, è valido solo per le prime quattro stagioni. Dalla quinta in poi, il disastro. Specialmente le ultime tre sono state un incubo per i fan: i tentativi di dare nuova linfa a una storia che aveva già detto tutto con il finale – capolavoro – della quarta stagione hanno prodotto delle derive di trama che definire assurde è dire poco.

Cioè, sul serio: Debra che s’innamora di Dexter – suo fratellastro nonché migliore amico – parlandone con lo psicanalista? Un’idea che pare uscita da uno sketch di Marcello Cesena, persino più ridicola dell’omicidio di La Guerta o dell’ultima sequenza con Dexter boscaiolo.

Sembra che una delle maggiori cause del deterioramento sia stato il fatto che la produzione (Showtime) non volesse saperne di chiudere prima una serie così seguita. Un gran peccato: se Dexter fosse durato solo quelle prime quattro stagioni, se la sarebbe giocata – per me – con le migliori serie tv di sempre.

(Comunque pare che Dexter: Resurrection, il nuovo sequel dopo il mezzo flop di New Blood, stia riscuotendo un discreto successo. Che abbiano finalmente trovato la chiave giusta per riprendere il racconto? Una parte di me, lo ammetto, ci spera ancora).

2. Game of Thrones

Quanto stavo in fissa: 5/5
Quanto m’ha deluso: 4/5

Ok, lo sappiamo: infierire sul finale di GoT è come sparare sulla croce rossa. Praticamente lo sport preferito di tutta internet per lunghi mesi dopo l’ultima puntata della serie.

Eppure, i problemi di GoT erano iniziati già anni prima della sua conclusione. Personalmente faccio coincidere l’inizio della crisi con la quinta stagione, un po’ come per Dexter. È da lì, mi sembra, che le grane hanno iniziato a emergere.

Anche GoT è vittima del suo stesso successo, a causa del quale è stato allungato forzatamente. Ti accorgevi facilmente di questa volontà di stirare la trama perché a un certo punto ogni episodio era diventato un casino: pieno zeppo di personaggi e di salti da una storyline all’altra, con sempre meno tempo per approfondirle davvero.

Gli sceneggiatori rivelano per la prima volta il finale di GoT agli attori ed Emilia Clarke sembra volersi sotterrare.

La maggior parte di queste storyline, peraltro, erano sostanzialmente dei filler, con poco o nessun impatto su quello che era il corso degli eventi principali di GoT. Ma i problemi non riguardavano soltanto il plot: a calare sono stati anche la qualità di scrittura dei dialoghi e dei personaggi, cioè i punti di forza della serie al pari dei suoi colpi di scena e dei suoi misteri.

Certo, alcuni episodi spettacolari sono stati realizzati comunque anche nelle ultime stagioni: vedi ad esempio La Battaglia dei bastardi, oppure Oltre la Barriera. Belle puntate, per carità, ma vien quasi da pensare che gli sceneggiatori a quel punto sapessero scrivere soltanto scene di guerra.

Il vero GoT, per me, era Cersei che spiega a Dito Corto cos’è il potere facendolo quasi uccidere sul posto dalle sue guardie. Vipera Rossa contro la Montagna. Il viaggio di Arya insieme al Mastino. Tyrion Mano del Re. Il massacro delle Nozze Rosse e Joffrey il re psicopatico. Moon of my life, my sun and stars. Jamie che perde la mano, Ned che perde la testa. What do we say to the God of Death? Not today.

Le strade non dimenticano Syrio Forel.

Questi sono momenti e citazioni a caso di GoT che mi hanno segnato e vengono tutti dalle prime quattro stagioni, pochi esempi fra i tanti che si potrebbero fare. Picchi di una serie che faceva le fiamme praticamente a ogni puntata, quando il tutto si teneva insieme alla perfezione.

Insomma, l’avrete capito: ero parecchio in fissa con GoT. La seconda metà m’ha deluso tanto, sì, ma nel totale direi probabilmente che i ricordi positivi sono più di quelli negativi. È per questo che la metto al secondo posto. Al primo posto fra le più grandi delusioni avute da una serie tv, infatti, non posso che premiare:

1. Lost

Quanto stavo in fissa: 5/5
Quanto m’ha deluso: 5/5

Ricordo che quando è uscita l’ultima (doppia) puntata di Lost facevo l’ultimo anno di liceo. In Italia l’avrebbe data in prima visione Sky e c’era un hype incredibile, anche se ancora non si usava la parola hype. Io non avevo Sky e andai a vederla a casa di un amico, con altri amici.

Fino a quel giorno l’avevo vista scaricandone le puntate. Praticamente Lost è stata la prima serie che ho visto in lingua originale, perché ne ero così preso che dovevo vedere le puntate non appena uscivano in America. Non potevo aspettare che le passassero in Rai, tipo l’anno dopo.

Ero così in fissa che il mio nickname su MSN – esatto, stiamo parlando del pleistocene – è stato per tanti anni “Sawyer”, a cui aggiungevo frasi prese dai titoli delle puntate tipo Live together, die alone e cose così. Sì, ero piuttosto cringe, ma ero anche perso per quella serie.

Ero un ragazzino semplice: Sawyer diceva o faceva qualcosa di figo e io ero felice. 

Comunque, l’ultima puntata andai a vederla da quell’amico perché decisi di partecipare a quella sorta di rito collettivo. Era tipo guardare una partita dell’Italia. Tutti erano in fissa con Lost, mica solo io.

Le ultime due stagioni, piuttosto confusionarie, avevano un po’ incrinato quella passione ma nutrivamo ancora grande fiducia nel finale. Ci aspettavamo una chiusura col botto, qualcosa che avrebbe finalmente risposto a tutte le nostre domande su quella benedetta isola e la sua vera natura.

Una volta terminato quell’ultimo episodio, però, dai divani ci guardammo tutti con la stessa espressione. Un’espressione smarrita, che chiedeva solo una cosa: cosa cazzo ho appena visto?

Nella storia delle serie tv esiste un prima e un dopo Lost. La serie di J. J. Abrahms è stata una rivelazione, e non solo per l’uso innovativo dei flashback o per l’abilità nel realizzare dei cliffhanger da farti cadere la mascella.

Lost era speciale per il mistero. Scoperte inquietanti, fenomeni sovrannaturali e anche dei discreti pipponi esistenziali che riguardavano tanto la storia dell’isola quanto quella di ogni singolo personaggio, e affascinavano lo spettatore come nessuna serie aveva mai fatto prima – a parte forse Twin Peaks, in maniera diversa.

Una clip bella potente.

Il suo maggior pregio, però, alla lunga gli si è ritorto contro. Una storia che basa gran parte del proprio seguito sugli enigmi che solleva, beh, prima o poi deve anche dimostrare di poter rispondere in maniera soddisfacente a quegli enigmi.

Praticamente una missione impossibile per Lost che aveva continuato a complicare la trama coi suoi colpi di scena fino alla fine, per poi trovarsi con una matassa troppo intricata da sbrogliare – oltre che un pubblico con aspettative altissime.

Sono rimasto così deluso che non ho mai provato a rivederlo, nemmeno le mie vecchie puntate preferite. Mi sembrava fosse stato tutto rovinato da quel finale che non m’aveva detto niente di che su cosa fosse davvero l’isola e su quale fosse il senso di tutto ciò che vi era successo.

Eppure… nonostante la delusione, non ho mai cambiato quel nickname. È rimasto Sawyer fino alla fine dei giorni di MSN, arrivata inesorabile pochi anni dopo.

Grazie per essere arrivati fin qui!

Forse vi starete chiedendo come diavolo ho fatto a non includere The Walking Dead in questa classifica. La risposta è molto semplice: non l’ho mai visto.

Menzione d’onore per Orange Is the New Black: le prime due stagioni sono davvero una bomba, poi il crollo. Ci poteva stare benissimo ma alla fine ho dato il quinto posto a The Office perché volevo inserire il video di Prison Mike, questa è la verità.

Se vi va di dire la vostra potete farlo andando QUI, oppure scrivendomi a [durdenplaza@gmail.com].

Alla prossima!

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© 2025 Durden Plaza

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