Stiamo bollendo, e nemmeno lentamente.
Riflessioni
• 20 ago 2026 • 4 min
Riflessioni
Se protesti, ti boccio
Sullo sciopero dei maturandi agli orali e la reazione della politica.
- Durden
- 28 luglio 2025
- 3 min
Nelle scorse settimane s’è parlato parecchio delle varie studentesse e studenti che hanno deciso di fare scena muta agli orali della maturità in segno di protesta contro un sistema scolastico – a loro dire – obsoleto e disfunzionale. Così facendo hanno ricevuto il voto minimo in quella prova, comunque sufficiente alla promozione in tutti i casi registrati.
In estrema sintesi, il loro è stato un atto di denuncia contro una scuola che si preoccupa eccessivamente di misurare il valore degli studenti attraverso un sistema di voti spesso arbitrario – favorendo così un ambiente competitivo e malsano –, e mette invece in secondo piano il loro benessere psicologico e la loro crescita personale.
Praticamente tutti si sono espressi sull’argomento, fra chi dice che «eh troppo facile quando sei già promosso» e chi – secondo me giustamente – sostiene che il loro gesto è stato comunque utile a stimolare una riflessione sullo stato del nostro sistema educativo.
Ad ogni modo, il ministro dell’istruzione (… e del merito, lo so) Valditara ha fatto sapere che l’anno prossimo chi farà una cosa del genere verrà bocciato. Senza se e senza ma.
Alcuni dei concetti alla base degli scioperi.
Non è la prima volta che Valditara mostra una certa propensione alla repressione come metodo di gestione delle contestazioni in ambito scolastico – il che, voglio dire, non è nemmeno strano vista l’insofferenza di questo Governo verso le contestazioni in generale.
Fatto sta che a me la sua uscita è parsa totalmente fuori luogo. Quegli studenti con il loro gesto stanno chiedendo di avviare un dialogo su come rivedere un sistema concepito svariate ere fa e la cosa migliore che tu – ministro dell’istruzione (… e del merito, diamine) – riesci a dire è: «se lo rifate vi boccio».
Più che una reazione forte sembra la risposta di chi non ha capito la domanda.
(Esaminatrice: «Giuseppe, così non ci siamo. Le vengo incontro: ci parli di un argomento a piacere».
Valditara: «Va bene, allora potrei parlare dell’umiliazione come strumento educativo fondamentale. O, se preferite, dell’immigrazione come vera causa della violenza sulle donne…».
Esaminatrice: «Se ne vada, per favore».)
In realtà però Valditara ha capito benissimo la domanda. Parlare di bocciatura è un monito e una promessa al tempo stesso: la promessa che non cambierà nulla, non sotto il suo mandato almeno.
La bocciatura è – a mio avviso – uno degli strumenti più obsoleti e meno efficaci fra quelli che resistono nel nostro sistema scolastico. Viene impiegata troppo facilmente – soprattutto alle superiori – e non è chiaro a nessuno quali vantaggi abbia.
La notizia positiva, però, è che alle bocciature si sopravvive. Ne ho visti di ragazzi e ragazze essere bocciate, pensare fosse la fine del mondo e, anni dopo la scuola, affermarsi con più brillantezza di chi magari aveva preso il top dei voti. Le bocciature non dicono granché di chi le riceve, e rivelano molto invece di chi le assegna come se godesse nel farlo.
Spero davvero – e credo anche che succederà – che l’anno prossimo ci saranno comunque maturandi che faranno scena muta agli esami per protesta. Perché se le tue domande restano inascoltate, allora la cosa migliore che puoi fare è porle ancora, e con più forza.
Chissà, magari prima o poi il tuo interlocutore si deciderà a fare davvero il suo lavoro e a degnarti della sua attenzione.
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